STORIE E LEGGENDE  DI CAMPAGNOLA      

La nascita del borgo risale agli inizi del 1600 il Re del Regno delle due Sicilie era Filippo IV, il Duca della terra di Marzano era D.Agostino Laudato, il Duca di Terra di Lavoro era il Conte de Monte Rejj l’ allora viceré. Infatti come possiamo ben vedere il nome e il paese  Campagnola veniva riportato nella carta topografica della Diocesi di Teano già nel 1635.  Ma  nell’ antichità il territorio fu frequentato dal popolo degli Aurunci e forti furono anche le influenze dei Sidicini e dei Sanniti 290 a.c.
Tra i suggestivi vicoletti medievali, sormontati da caratteristici supportici, è possibile scorgere il campanile a cuspide conica della Chiesa eretta nei primi anni del XVIII secolo,la data esatta di costruzione della chiesa non è di facile reperimento, ma da ricerche compiute tra gli atti della Confraternita (verbali di assemblee - verbali del consiglio di amministrazione - rendiconti economici) e negli archivi parrocchiali, sono emerse notizie di data certe, tra le quali quella che nel 1909 si è celebrato in Campagnola il Bicentenario della fondazione della Chiesa. È presumibile, quindi, la costruzione intorno all’ anno 1710.  Da testimonianze degli anziani del paese, si presume che la chiesa sia stata edificata sul suolo dell' antico cimitero di Campagnola. La Chiesa all' interno è suddivisa in tre navate, con dei bellissimi affreschi, con numerose statue,una statua in particolare è quella del Cristo morto, poi c'è quella della Madonna della Pieta', la cui festa viene celebrata nel mese di maggio.Da ricerche compiute in alcuni libri della Chiesa, sono stati trovati alcuni scritti in cui si racconta che nel 1842, precisamente nel mese di maggio, il Sabato della festa alle ore 23:00 incominciò a fioccare con dei fiocchi enormi (le Petacce), la neve caddè fino alle ore 04.00 della Domenica, al risveglio tutto il paese era coperto di un manto bianco. Ma per miracolo della Vergine apparve il sole e la giornata diventò bellissima, così tutta la popolazione potè festeggiare la Madonna portandola in processione per tutti i vicoletti del paese. La sera stessa e il giorno successivo, lunedì, continuò a fioccare intensamente imbiancando di nuovo tutto il paese.
La Chiesa prende il nome dai Santi Pietro e Paolo. Da scritti ritrovati le statue in gesso, furono fatte nell' anno 1836 in Napoli, poi furono portate a Grottola (Marzano Appio) e in processione con il prete e tutta la popolazione furono portate nella chiesa di Campagnola. Nel 1859 nella settimana di passione furono costruite le due nicchie dove tutt' oggi vi si trovano i due Santi.
Un' altra storia che ho trovata tra i vari scritti è : " Correva l' anno 1838 e precisamente il 14 ottobre alle ore 11:00 di Domenica, di colpo si sprigionò un forte uragano, il quale scoperchiò una parte delle case del paese, il campanile della chiesa precipitò e la croce sfondò la cupola e cadde sull' altare maggiore. Il danno causato dall' uragano nel paese fu approssimato a circa 30 ducati".
Poco distante dal borgo ai confini con il comune di Caianello, è possibile scorgere la “Cappellina della salita” costruita in onore della Madonna della Pietà, di recente costruzione in sostituzione di quella più antica distrutta durante la costruzione dell’ attuale strada provinciale, la quale fu costruita tra il 1656 e il 1660 dalla popolazione del paese. Si tramanda di generazione in generazione il perché della costruzione della cappellina e perché proprio in quel luogo.
“Tutto incominciò nel 1656 con l’ arrivo della peste, che ben presto si propagò per tutte le contrade della zona, si racconta che: mentre nelle contrade vicine la peste aveva portato morte e disperazione, in Campagnola ancora non aveva fatto la sua apparizione, allora tutta la popolazione si riunì in preghiera, pregando e portando  la Madonna in processione per tutte le vie del borgo,affinchè  la peste si fermasse.
Si racconta  che  la peste, come per miracolo cessò la sua propagazione,proprio al confine tra Campagnola e  dove oggi sorge il paese Casinove, nel luogo dove da li a poco i Campagnolesi  costruirono  la cappellina in ricordo di ciò che era accaduto. La peste cessò verso la fine di Dicembre 1656. Ancora oggi si ricorda quell’ evento nella prima settimana di settembre portando in processione la Madonna fino alla Cappellina”.
Nelle vicinanze vi si trova un’ altra cappellina dedicata alla Madonna delle Grazie, dove la popolazione della contrada dei Turricaparri festeggia la festa dei cocuzzi (zucchini) il 2 luglio.
Nelle valli che fiancheggiano il borgo possiamo ancora oggi scorgere, tra la folta vegetazione che li custodisce e li ripara da occhi indiscreti, antichi mulini ad acqua. Tali opere idrauliche furono sfruttate dalla popolazione fino al secolo XIX, nei dintorni di campagnola se ne contano ben cinque. Purtroppo il loro precario stato di conservazione non consente una visita all’interno.
Una storia che si tramanda di generazione in generazione, è quella dello arrivo dei Francesi nel borgo di Campagnola, correva l’ anno 1806 i Francesi con una legge fatta da Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat abolivano il Feudalesimo, così inizia la storia: ( scritta prettamente nel dialetto Campagnolese).
Un giorno eravamo in mezzo a piazza Pubblica, eccote Maria Perretti portava a facci come n’ aucerta, “ Vui state con giocu co gustu e co spassu, i Francisi so arrivati sotto e Casinove e mo non ce va chiù na cosa bona”, con nu pere lieggiu e natu risolutu se ettero a mette tutti coppa a sagliute. Chi fosette u primo a sparà u Notaru i preccette costate e mascali, menette zi Pascale e Uoriu gli abbiette a levà u cuoriu. Subito le campane a armi sonarono! L' abbate Martino se trovava in casa, piglia nu pistolone schiaffa a povere n’tù focone e scappette fore come na grandissima tentazione: “ e si mo tutti fossero ra mia opinione chisti ni facessimmo campa mancu nu quartu r’ora”. On Luca abbaiava come nu gliupu, Maria e Sarru fuiva pe chelle curti mancu fosse nu cavagliu, scette Rominicu Milanu con a ronca mani, co na facci come nu cane, ricette, “ largu che tutti gliamma taccheria”, Maria e Uoriu stette pe otto uorni che ni trasette pane n’cuorpu, Vigienzu Marciegliu se facetta a tana come nu volpiciegliu, e pecchì fosette l’ultimu vaiu pe Tommassu Piciernu e Giuseppe Lombari. Poi venette On Pascale Cirelli levette a pace e mettette a guerra.
            
All’ indomani dell’ Unità d’Italia, il brigantaggio fenomeno politico sociale che coinvolse alcune province del sud, fù molto attivo nel mandamento di Roccamonfina. Tra il 1860 e il 1870 numerose furono le bande di briganti che trovarono rifugio nei boschi, nelle grotte e nelle masserie abbandonate della zona.Anche il  piccolo borgo di Campagnola fù interessato dal transito e dal soggiorno delle masse di noti capibanda, le più forti e temute erano quelle di Domenico Fuoco, che contava all' incirca 80 uomini ben armati ed equipaggiati, la banda dei fratelli Francesco ed Evangelista Guerri,che contava di 34 uomini,  poi c' erano quelle di Angelo Maccarone e di Carlo Giuliano. Tale bande temute dalla popolazione locale,provenivano dalle file del disciolto esercito borbonico, dall' estate del 1862, in seguito a personali vicende criminose si associarono in bande dandosi alla  macchia. Controllavano   l’ intera zona e più volte vennero allo scontro armato con l’Arma Reale dei Carabinieri e la Guardia Nazionale.
Prima di essere affiliato ogni brigante doveva prestare solenne giuramento alla causa della restaurazione borbonica e sposare in pieno i programmi e gli intenti della banda di appartenenza, riconoscendo come unico e legittimo capo il Capomassa.Essi pronunciavano un patto di sangue,che, si esprimeva in questi termini: 
" Promettiamo e giuriamo di sempre difendere, con l' effusione del sangue, Iddio,il pontefice Pio IX, Francesco II, re del Regno delle Due Sicilie,ed il comandante della nostra colonna, e dipendere da qualunque ordine.Promettiamo e giuriamo ancora di difendere gli stendardi del nostro re Francesco II, a tutto sangue e con questo di farli scrupolosamente rispettare ed osservare da tutti quei comuni, i quali sono subordinati dal partito liberale.Promettiamo e giuriamo, durante il tempo della nostra dimora sotto il comando del nostro comandante, di distruggere il partito dei nostri contrari, i quali hanno abbracciato le bandiere tricolorate, sempre con quel zelo ed attaccamento,che l' umiltà della nostra colonna ha sempre espresso,come abbiamo dimostrato e dimostreremo, lottando sempre con le armi alla mano e stando pronti sempre a qualunque difesa del legittimo nostro re Francesco II e della Chiesa Cattolica.
 Il ricordo dei briganti sopravvive ancora oggi è possibile visitare in una via del borgo la così detta “grotta del brigante” possibile rifugio di qualche banda.
L' epoca del brigantaggio si chiuse con la conclusione del processo contro numerosi briganti, aperto dalla sezione di accusa della Corte Di Appello di Napoli il 30 agosto dell' anno 1869.
Prima Guerra Mondiale 1915-1918, molti uomini e giovani di Campagnola come tutti in Italia in quel periodo combatterono lontano dalla propria casa, su per i monti per difendere la Patria, molti tornarono altri sono rimasti lassù tra i monti. 
Come dappertutto anche in Campagnola la Seconda Guerra Mondiale 1940-1945, ha causato danni e morti. Dal fatale 8 settembre 1943, giorno in cui il Maresciallo Badoglio rese pubblico l’ armistizio, dette occasione ai tedeschi di occupare militarmente l’Italia, incominciò per Campagnola un periodo triste. I tedeschi oltre ad occupare alcuni edifici nelle zone circostanti di Campagnola, durante i loro arrivi penetravano a viva forza in tutte le case asportando quello di cui avevano bisogno; razziavano il bestiame, a mezzo di pubblici bandi ordinavano la requisizione di generi alimentari, requisirono tutti gli apparecchi radio e le armi, tutti gli uomini che trovavano venivano deportati in Germania, gli stessi erano costretti a fuggire e nascondersi nei boschi. Durante queste razzie in contrada Cirelli mentre alcuni soldati tedeschi razziavano i maiali, gli fu lanciata contro una bomba da un uomo del paese ferendo gravemente il graduato, si racconta che dopo il boato si sentirono delle grida di dolore e subito dopo il rumore del motore di una jeep che correva a tutta velocità lungo le vie del paese, i soldati che erano a bordo gridavano:” questa sera tutti kaput,questa sera tutti kaput), infatti la sera stessa arrivò un camion pieno di soldati tedeschi, sequestrarono tutti gli uomini che trovarono per strada e per rappresaglia li fucilarono ( 10/10/1943) erano 6, non arrivando a 10 uccisero capre e asini, i nomi di coloro che furono fucilati sono incisi su un monumento commemorativo del luogo. Si racconta che avendo preso Alfonso De Quattro che era vedovo e aveva 9 figli, nel momento in cui lo stavano fucilando i figli che erano presenti piangendo corsero verso il padre attaccandosi ai suoi pantaloni, nello stesso momento le campane delle chiesa incominciarono a suonare, si racconta da sole, tutta la gente che era presente gridò al miracolo. Allora il graduato che comandava il plotone di esecuzione commosso dal pianto dei figli lo liberò, al suo posto fu ucciso un asino.
I tedeschi verso la seconda metà di ottobre iniziarono la ritirata verso Cassino, perché le truppe Alleate incalzavano vittoriose, quindi incominciarono la sistematica distruzione dei ponti, delle strade dove fecero saltare in aria tutti i grossi castagni a destra e sinistra, minarono anche il famoso Seppuortecu nella contrada Turricaparri, ma poi non lo fecero saltare più togliendo le mine e  ancora oggi e al suo posto. Nei primi giorni di novembre del 1943 i tedeschi lasciarono Campagnola ed il popolo respirò come se si fosse liberata da un incubo. Arrivarono gli Alleati, i liberatori,tutta la popolazione gli andò incontro festante, durante la loro occupazione durata quasi un anno, a causa del fronte fermo a Cassino, dove gli alleati non riuscivano a scalzare i tedeschi nascosti tra le colline intorno al monastero di Montecassino, fino al punto di dover bombardare il monastero stesso, “ si racconta che durante i tanti bombardamenti quando gli aerei passavano sopra i cieli di Campagnola si oscurava il cielo”, i soldati alleati stessi che risiedevano in Campagnola partivano la mattina per andare sul fronte di Cassino e tornavano la sera.”si racconta che un soldato italo-americano tutte le mattine che partiva pronunciava sempre la stessa frase:” Antonio va in guerra e torna” tranne un giorno in cui disse “Antonio va in guerra e non torna più” infatti da quel giorno non fu più visto. In questo periodo la libertà personale fu relativamente salvaguardata, ma arrivarono soldati di ogni razza e di ogni colore che si sparsero per tutti i villaggi, i peggiori furono i Giannizzeri soldati marocchini vestiti con una tunica marrone con un cordone legato alla vita, avamposti delle truppe alleate quindi erano i primi ad arrivare sui luoghi di guerra i quali avevano carta bianca. Si installarono in alcune case e commisero quello che disgraziatamente succede in tutti i luoghi dove passano e si fermano le soldatesche. 
 
                                    

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